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Nuovi standard - SGML e l'editoria elettronica in rete
Lo Standard Generalized Markup Language, ideato e sviluppato da Charles Goldfarb, è un sistema per la creazione e l'interscambio di documenti elettronici adottato dalla International Standardization Organization (ISO). Il rilascio ufficiale dello standard risale al 1986, ma solo da pochi anni ha cominciato a guadagnare consensi, e ad essere utilizzato in un vasto spettro di applicazioni concrete.
L'idea alla base di SGML è quella dei linguaggi di markup.
Si possono distinguere due tipologie di linguaggi di markup:

  • markup procedurale
  • markup analitico
Il primo tipo (i cui testimoni più illustri sono lo Script, il TROFF, il TEX) consiste di istruzioni operative che indicano la struttura tipografica della pagina (il lay-out), le spaziature, l'interlineatura, i caratteri usati. Questo tipo di marcatura è detta procedurale in quanto indica ad un programma le procedure di trattamento cui deve sottoporre la sequenza di caratteri al momento della stampa. Il markup dichiarativo invece permette di descrivere la struttura astratta di un testo. SGML rientra in questa seconda classe.
Per la precisione, più che un linguaggio, lo SGML è un metalinguaggio. Esso prescrive precise regole sintattiche per definire un insieme di marcatori e di relazioni tra marcatori in una tabella, denominata Document Type Definition (DTD), ma non dice nulla per quanto riguarda la tipologia, la quantità e il nome dei marcatori. Questa astrazione, che permette di definire infiniti linguaggi di marcatura, costituisce il nucleo e la potenza dello SGML: in sostanza, SGML serve non già a marcare direttamente documenti, ma a costruire, rispettando standard comuni e rigorosi, specifici linguaggi di marcatura adatti per le varie esigenze particolari.
Un linguaggio di marcatura SGML a sua volta descrive la struttura logica di un documento, e non prescrive la sua forma fisica (questo è il compito di un foglio di stile). La struttura astratta di un documento viene specificata dichiarando gli elementi che lo costituiscono, come titolo, paragrafo, nota, citazione, ecc., e le relazioni gerarchiche che tra questi intercorrono. Infatti in ambito SGML un documento viene visto come un albero strutturato di oggetti. A ciascun elemento corrisponde un marcatore. Una volta definito un determinato linguaggio, è possibile utilizzare i marcatori per codificare il contenuto di documenti elettronici. La sintassi standard prevede che i marcatori siano racchiusi tra i simboli di maggiore e minore. Ogni elemento viene identificato da un marcatore iniziale e uno finale (costruito premettendo una barra al nome del marcatore iniziale), a meno che non sia un elemento vuoto (nel qual caso è identificato solo dal marcatore iniziale). Un testo codificato dunque ha il seguente aspetto:
<text>
<front><titlepage>
<docauthor>Corrado Alvaro</docauthor>
<doctitle><titlepart type="main">L'uomo nel labirinto</titlepart>
<titlepart>in Il mare</titlepart></doctitle>
<docimprint>
<pubplace>Milano</pubplace><publisher>A. Mondadori</publisher><docdate>1932</docdate>
</docimprint>
</titlepage>
</front>
<PB n=145>
<body><div0><head><REF TARGET="ALPES10" ID="MARE10">I</REF></head>
<P>La primavera arriv&ograve; improvvisamente<REF TARGET="ALPES20" ID="MARE20">; era l'anno dopo la guerra, e pareva che non dovesse pi&uacute; tornare.</REF>[...]</P>
Un linguaggio di marcatura che rispetti le specifiche SGML - e gli eventuali sistemi informativi ad esso collegati - viene definito applicazione SGML (SGML application). Senza dubbio la più diffusa in assoluto di queste applicazioni è proprio HTML, sebbene il legame con SGML sia sconosciuto alla maggioranza dei suoi stessi utilizzatori.

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Ultimo aggiornamento 18/01/2005 13:45
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