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Internet e il mercato globale - Banche in rete
Il grado di presenza in rete di un istituto bancario può variare in maniera anche considerevole. In questo momento, a livello sia internazionale sia italiano, moltissime banche hanno aperto siti Internet, utilizzandoli per di più per fornire informazioni sui servizi offerti, sulle possibilità di investimento, sull'andamento dei propri fondi di investimento, e così via. Informazione, cioè, non realmente interattiva, se non per la possibilità offerta all'utente di navigarvi in maniera intelligente, seguendo i propri percorsi di ricerca. In questi casi, l'uso delle potenzialità della rete è ancora assai basso.
Nel corso del 1997, tuttavia, si sono moltiplicati gli esperimenti di Internet Banking vero e proprio; in questi casi, la banca non offre agli utenti solo delle pagine informative, ma la possibilità di svolgere, attraverso la rete, una serie di operazioni che normalmente effettuiamo presso uno sportello di agenzia o uno sportello Bancomat. Gli esempi classici sono rappresentati dalla consultazione da casa del proprio estratto conto, dalla verifica dell'esito di un assegno o dell'andamento dei propri investimenti, e così via.
Naturalmente questo tipo di operazioni deve svolgersi in modo sicuro, e questo almeno da tre punti di vista: l'identificazione dell'utente deve essere certa, in modo da garantire che qualcun altro non possa accedere a mio nome a informazioni che riguardano solo me; il sistema che ospita le informazioni deve essere protetto da accessi esterni fraudolenti, e nel loro tragitto telematico dalla banca al mio computer di casa i dati devono viaggiare in forma cifrata e sicura, in modo da non poter essere intercettati. Le tecnologie attuali consentono ormai in tutti e tre i casi buoni livelli di sicurezza, e non stupisce che anche in Italia diverse banche abbiano avviato, o stiano sperimentando, forme di Home Banking via Internet. Anche considerato che, nuovamente, le transazioni via Internet sono quelle a più basso costo unitario, e si rivelano più convenienti, sia per la banca sia per il cliente, non solo delle tradizionali operazioni fisiche allo sportello, ma anche di quelle svolte per via telefonica (Telephone Banking) o attraverso sportelli automatici.
Se volete avere un'idea del tipo di servizi offerti attraverso l'Internet Home Banking, potete collegarvi con i siti di alcune delle banche italiane che li hanno già introdotti, come la Cassa di Risparmio di Firenze (la prima banca italiana ad aprire uno sportello in rete: http://www.carifirenze.it/vetrina/menureb.htm) o la CARIPLO (http://www.cariplo.it/HomeBanking.htm).
L'Internet Home Banking mostra tutta la sua potenza quando viene associato all'impiego, da parte dell'utente, di un software specifico di gestione finanziaria e patrimoniale, in grado non solo di scambiare con la nostra banca informazioni sulle operazioni che riguardano il nostro conto (a cominciare dall'estratto conto), ma anche di integrarle con le informazioni (che saremo noi a fornire) riguardanti le scadenze di pagamento, i nostri investimenti, l'uso delle carte di credito, l'eventuale disponibilità di più conti correnti. Uno standard de facto si sta rapidamente imponendo anche in questo campo, ed è rappresentato da un prodotto Microsoft: Microsoft Money. L'edizione '98 di Microsoft Money prevede già l'integrazione con servizi di Internet Home Banking, ed è facile prevedere che contribuirà all'ulteriore espansione di questi servizi da parte degli istituti di credito.
Vi è poi in questo campo una terza tipologia, ancora più avanzata, di utilizzazione della rete: quella che si ha quando Internet si trasforma da semplice strumento di collegamento fra la banca e il proprio cliente in vera e propria sede della banca stessa. Si tratta delle cosiddette banche virtuali, un settore ancora ai primi passi, ma che potrebbe realmente cambiare il volto del sistema bancario internazionale.
Banche virtuali come la Mark Twain Bank compiono, con denaro reale (o con moneta elettronica dotata tuttavia di un proprio valore reale), operazioni in tutto analoghe a quelle che compiono le normali banche. Ma la loro sede può essere benissimo un appartamento di tre stanze, senza bisogno di un gran numero di agenzie sparse per il paese o addirittura per il mondo. E può essere magari collocata in un qualche "paradiso fiscale". Banche di questo tipo sfruttano la condizione di immateriale che hanno già da tempo le transazioni bancarie e finanziarie internazionali per far viaggiare attraverso la rete non solo informazioni sui nostri soldi, ma i soldi stessi, che in fondo ridotti al loro concetto più astratto sono informazione. In sostanza, si porta al livello del piccolo risparmiatore quella che è da tempo una prassi per gli istituti di emissione centrale e le grandi banche internazionali, che in realtà più che scambiarsi banconote si scambiano scritture contabili, numeri.
Cosa possiamo fare attraverso una banca di questo tipo? Possiamo aprire un nostro conto corrente, pagando in valuta, con un bonifico bancario o attraverso una carta di credito. I nostri soldi vengono (se lo vogliamo) convertiti in moneta elettronica, ma anziché esserci restituiti in questa nuova forma per essere spesi in rete vengono conservati dalla banca, che provvederà a investirli e ci pagherà un interesse prefissato; la Mark Twain Bank permette così di scegliere se investire il proprio denaro (e ottenere i propri interessi) direttamente in valuta elettronica o in una qualsiasi delle principali valute internazionali, a partire da dollaro, marco e yen e inclusa la lira italiana. A valute diverse corrisponderanno naturalmente tassi di interesse diversi.
Via Internet possiamo effettuare la gestione completa dei nostri versamenti bancari: possiamo ordinare bonifici e trasferimenti di valuta, conversioni da una valuta a un'altra, acquisto di azioni o di partecipazioni finanziarie di altro genere, e infine, volendo, ritirare i nostri soldi. Al momento, le operazioni più macchinose sono proprio l'ingresso iniziale e l'uscita dei soldi dalla banca (non è un caso che molte fra le compagnie di gestione delle principali carte di credito stiano studiando la possibilità di veicolare non solo trasferimenti di valuta dal proprietario della carta di credito a chi gli vende un bene o un servizio, ma anche, in senso inverso, dall'esercizio commerciale o dalla banca al cliente finale).
In ogni caso, se la moneta elettronica avrà effettivamente il futuro che molti prevedono, e se di qui a una decina d'anni una quota considerevole delle nostre spese potrà essere svolta direttamente attraverso moneta elettronica, il problema di dover convertire prima o poi la moneta elettronica in moneta "reale" verrebbe ad essere superato alla radice. E questo anche nel caso di spese nel mondo "fisico", dato che una carta di credito potrebbe, volendo, tranquillamente addebitare le nostre spese a un conto bancario in valuta elettronica, senza contare la probabile introduzione di carte che permettano gli scambi di valuta anche da persona a persona, attraverso l'uso dei "borsellini elettronici".

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Ultimo aggiornamento 18/01/2005 13:45
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