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L’informazione in rete - Biblioteche
Come una biblioteca, lo spazio digitale della rete contiene una quantità enorme di testi, documenti, informazioni; come una biblioteca ha i suoi cataloghi, i suoi soggettari; più di una biblioteca, è dotato di potenti strumenti di ricerca dell'informazione.
L'incontro tra Internet e biblioteche ha ormai una storia assai lunga, ed è stato fortemente agevolato dallo stretto legame che la rete ha avuto con il mondo universitario.
Si possono individuare due momenti, distinti dal punto di vista logico e cronologico (anche se non mancano le eccezioni), in cui questo rapporto si è articolato. In una prima fase, ad essere immessi sulla rete sono stati quei servizi bibliotecari già sottoposti a processi di automazione più o meno avanzata, a partire dalla consultazione dei cataloghi. Attualmente moltissime biblioteche, grandi e piccole, universitarie e pubbliche, hanno un loro sito su Internet, e danno agli utenti la possibilità di consultare on-line i cataloghi dei testi disponibili.
Il secondo momento del rapporto tra Internet e biblioteche ha portato invece alla nascita delle prime biblioteche digitali. Con questa suggestiva denominazione ci si riferisce alle varie esperienze e progetti che producono, organizzano e mettono a disposizione sulla rete, in vario modo, trascrizioni elettroniche dei documenti che la nostra cultura ha prodotto nel passato, produce nel presente e (auspicabilmente) continuerà a produrre in futuro.
Oggi il tema delle biblioteche digitali è al centro dell'interesse della comunità scientifica internazionale e, specialmente negli Stati Uniti, attira grandi progetti di ricerca e notevoli finanziamenti.

Internet come fonte di informazione bibliografica
La consultazione dei cataloghi informatizzati è, senza dubbio, il più diffuso tra i servizi che le biblioteche offrono ai loro utenti attraverso Internet. La rete è diventata ormai la più preziosa fonte di informazioni bibliografiche. Oggi è possibile stilare una bibliografia ragionevolmente completa, su qualsiasi argomento, stando comodamente seduti a casa davanti al proprio computer. Questo ha trasformato le modalità di lavoro della comunità scientifica, e più in generale di tutti coloro che per passione o professione debbano reperire notizie su libri e periodici.
Un catalogo bibliotecario consultabile attraverso i canali di comunicazione telematici viene comunemente definito Online Public Access Catalog (OPAC). La diffusione di queste risorse è facilitata dal fatto che, ormai da molti anni, un gran numero di biblioteche ha adottato sistemi di catalogazione informatizzata, affiancandoli o, talvolta, sostituendoli ai tradizionali schedari cartacei.
L'introduzione dei sistemi informatici ha anche stimolato la collaborazione e l'interscambio tra le biblioteche, evidenziando la necessità di standard di riferimento nella costruzione di risorse su supporto digitale. La comunità internazionale dei bibliotecari ha dunque definito una serie di specifiche per facilitare la rappresentazione, lo scambio e la consultazione da parte degli utenti delle informazioni bibliografiche. La più importante tra queste specifiche riguarda senza dubbio la struttura logica e il formato dei record catalografici.
Il formato standard internazionale per i record catalografici si chiama UNIMARC (Universal Machine Readable Catalogue).
In generale tutti gli OPAC permettono di effettuare ricerche usando come chiavi le principali intestazioni presenti in una normale scheda catalografica: autore, titolo, soggetto. Alcuni forniscono anche altre chiavi o filtri di ricerca, quali data o luogo di pubblicazione, editore, classificazione (nei vari sistemi Dewey, CDU, LC, ecc.), codice ISBN.
Accanto ai cataloghi, su Internet sono disponibili molte altre risorse di interesse bibliotecario. Si va dai siti che offrono documentazione e manualistica su tematiche di biblioteconomia e documentalistica, ai servizi specialistici come i servizi di catalogazione centralizzata e i servizi di rassegna delle pubblicazioni periodiche, come il progetto Uncover.

I cataloghi bibliotecari accessibili attraverso la rete
La maggiore concentrazione di biblioteche dotate di accessi tramite Internet è sicuramente negli Stati Uniti, ma ci sono anche molte biblioteche europee, un certo numero delle quali italiane.
Dal punto di vista delle tecnologie di rete, fino a poco tempo fa la maggior parte degli OPAC erano accessibili solo tramite sessioni telnet. Attualmente la maggior parte delle biblioteche hanno sviluppato dei gateway tra i loro database catalografici e i server HTTP. Queste tecnologie permettono di consultare le banche dati direttamente dalle pagine grafiche di World Wide Web, attraverso moduli interattivi in cui l'utente può specificare i termini dell'interrogazione.
Alcune reti di biblioteche, specialmente quelle del circuito universitario degli Stati Uniti, permettono all'utente (studente o ricercatore) di accedere anche ai servizi di prestito interbibliotecario. Inoltre, accanto agli OPAC veri e propri, moltissime biblioteche hanno attivato siti su Web che offrono informazioni aggiuntive, come indirizzi, orari di accesso, descrizione delle collezioni, notizie sulle iniziative culturali organizzate nei locali dell'istituzione.
Un elenco aggiornato delle biblioteche di tutto il mondo che offrono servizi OPAC è Libweb realizzato alla University of Berkeley, in California. L'indirizzo è http://sunsite.berkeley.edu/Libweb. L'elenco è diviso per aree geografiche (Stati Uniti, Africa, Asia, Australia, Europa, Sud America, Canada), ed offre anche un motore di ricerca locale. Un altro buon catalogo globale di OPAC si raggiunge dall'indirizzo http://www.hbz-nrw.de/hbz/toolbox/opac.htm. Altri cataloghi OPAC sono segnalati dal sito Internet dell'Associazione Italiana Biblioteche: una risorsa preziosa della quale parleremo più estesamente fra breve. L'indirizzo è http://www.aib.it.
Come detto, è impossibile rendere conto di queste risorse in modo sistematico. Ne ricordiamo dunque alcune di particolare rilievo. Senza dubbio la più importante biblioteca presente in rete è la Library of Congress di Washington. Si tratta della maggiore biblioteca degli Stati Uniti, una delle più grandi del mondo. Nei suoi edifici sono conservati oltre cento milioni di documenti e pubblicazioni in 450 lingue, oltre ad una sterminata mediateca. Il catalogo elettronico della Library of Congress è accessibile sia tramite telnet (all'indirizzo locis.loc.gov), sia attraverso Web (all'indirizzo http://www.loc.gov). La home page della Library of Congress, oltre al catalogo, fornisce anche un'ingente mole di informazioni su norme e tecnologie di catalogazione e classificazione, e permette di consultare diverse banche dati. In particolare segnaliamo il progetto Thomas, che dà accesso ai testi delle leggi in esame alla Camera e al Senato degli Stati Uniti. Altrettanto interessante è il progetto American Memory, che contiene documenti, registrazioni sonore, fotografie e filmati relativi alla storia americana.
Sempre per quanto riguarda gli Stati Uniti, va detto che le biblioteche di tutte le più importanti università sono collegate ad Internet, e offrono servizi OPAC, di norma raggiungibili mediante espliciti link segnalati sulle home page delle rispettive sedi universitarie. Ricordiamo qui, a puro titolo di esempio, la biblioteca della prestigiosa Harvard University, la più grande biblioteca universitaria del mondo il cui OPAC, battezzato HOLLIS, è raggiungibile dal sito http://hplus.harvard.edu; la biblioteca del Massachusetts Institute of Technology, raggiungibile dal sito http://libraries.mit.edu; quella della Dartmouth University, raggiungibile all'indirizzo http://www.dartmouth.edu/~library.
In alcuni casi sono stati realizzati anche dei cataloghi interbibliotecari unificati. Ad esempio il progetto Melvyl (il cui sito Web, molto ricco di informazioni, è all'indirizzo http://www.dla.ucop.edu) unifica i cataloghi della California State Library e di tutte le biblioteche universitarie della California, oltre a dare accesso ad un numero di banche dati bibliografiche. L'archivio catalografico è accessibile sia tramite telnet (melvyl.ucop.edu), che attraverso una (ben fatta) interfaccia Web. Un altro esempio interessante, che unifica "virtualmente" i cataloghi di alcune fra le maggiori biblioteche mondiali, è costituito dal Karlsruher Virtueller Katalog, alla URL http://www.ubka.uni-karlsruhe.de/kvk.html.
Arrivando alle risorse bibliotecarie europee, ricordiamo innanzitutto la prestigiosa British Library (che possiede oltre 150 milioni di documenti). Il suo sito Web, alla URL http://www.bl.uk, permette di consultare i cataloghi di gran parte delle collezioni, sebbene la biblioteca non abbia ancora sviluppato un catalogo unico del suo enorme fondo.
Un'altra grande risorsa bibliotecaria anglosassone è il catalogo unico delle biblioteche dell'Università di Oxford. Il sistema informativo di Oxford, denominato OLIS (Oxford University Libraries System), raccoglie i cataloghi informatizzati di oltre cento tra biblioteche generali, di college e di facoltà. Si può raggiungere tramite Web all'indirizzo http://www.lib.ox.ac.uk/, sebbene la consultazione dei cataloghi veri e propri per il momento possa avvenire solo tramite telnet (l'indirizzo diretto è library.ox.ac.uk). Tra le varie biblioteche di questa prestigiosa università ricordiamo la Bodleian Library, una delle maggiori biblioteche del mondo per le scienze umane, il cui catalogo elettronico è, però, limitato alle accessioni posteriori al 1988.
Anche la monumentale Bibliothèque Nationale di Parigi fornisce accesso al suo catalogo tramite la rete. Per il momento la consultazione può essere effettuata solo tramite una sessione telnet, all'indirizzo telnet://opale02.bnf.fr/. Il sito Web della biblioteca, il cui indirizzo è http://www.bnf.fr, fornisce tutte le istruzioni necessarie ad effettuare le interrogazioni. Oltre al catalogo OPALE, la BNF mette a disposizione un catalogo delle collezioni speciali, e soprattutto la banca dati multimediale Gallica, sui cui torneremo nel paragrafo dedicato alle biblioteche digitali.

Gli OPAC italiani e il Servizio Bibliotecario Nazionale
Sebbene abbiano scontato un certo ritardo, anche molte biblioteche italiane hanno realizzato dei sistemi OPAC su Internet. Una preziosa fonte di informazioni su questo tema è il sito Web della Associazione Italiana Biblioteche (AIB) il cui indirizzo è http://www.aib.it. Tra le altre informazioni, vi si trova un aggiornato elenco degli OPAC italiani, suddiviso per cataloghi nazionali, regionali e locali: nel momento in cui scriviamo, le biblioteche italiane che prevedono un accesso via Internet ai loro cataloghi e che sono riportate in questo elenco sono oltre duecento. Molto utile è anche l'elenco delle biblioteche italiane dotate di pagine Web (anche se non necessariamente di cataloghi on-line) Biblioteche italiane (http://wwwbiblio.polito.it/it/documentazione/biblioit.html), a cura del Sistema bibliotecario del Politecnico di Torino.
Tra tutti gli OPAC italiani, il più importante in assoluto è senza dubbio il Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Gestito dall'Istituto Centrale per Catalogo Unico (ICCU), SBN raccoglie e unifica i cataloghi di trecento biblioteche, suddivise in venticinque poli cittadini. Al progetto partecipano molte biblioteche universitarie, la Biblioteca Nazionale di Roma, e quella di Firenze.
Ulteriori informazioni relative al sistema SBN sono disponibili sul sito Web del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, all'indirizzo http://www.beniculturali.it/sbn.htm.
A partire dal 1997 il catalogo unico di SBN è finalmente consultabile mediante una interfaccia Web, all'indirizzo http://www.sbn.it. La maschera di interrogazione è alquanto articolata, e permette di effettuare ricerche molto raffinate. La ricerca, oltre alle consuete informazioni bibliografiche, fornisce anche l'elenco delle biblioteche che possiedono il libro (o i libri) cercato, con relativa collocazione.
Oltre al catalogo nazionale, sono disponibili alcuni gateway tra i database SBN locali e World Wide Web, realizzati dai poli regionali (in questo caso non si può accedere all'intero catalogo unico, ma solo alle sezioni realizzate direttamente dal polo in questione). Ad esempio, ricordiamo il polo universitario bolognese, il cui indirizzo Web è http://www.cib.unibo.it/, che ha sviluppato una maschera di interrogazione molto efficace e di semplice utilizzo; il polo triestino con il suo servizio 'Prontobiblioteca' (http://www.biblio.univ.trieste.it); il polo regionale SBN del Piemonte, con il servizio 'Librinlinea' (http://www.regione.piemonte.it/opac).
Un'altra importante risorsa bibliografica italiana è il Catalogo Italiano dei Periodici, che contiene le descrizioni dei periodici e delle riviste possedute da oltre duemila biblioteche sparse sul territorio nazionale. La consultazione avviene tramite Web all'indirizzo http://serial.cib.unibo.it:8010/scripts/opac.com/it/cnr/fp.html. La ricerca fornisce l'elenco delle biblioteche che sono in possesso del periodico cercato e, se disponibili, permette di consultare anche gli spogli degli articoli.

Giornali on line
Un settore dove l'editoria on-line sembra promettere una radicale trasformazione è quello della distribuzione e della commercializzazione dell'informazione giornalistica. Le promesse come al solito hanno attirato editori ed imprenditori del settore. Sono sempre più numerose le testate giornalistiche che hanno scelto di distribuire in rete una versione elettronica del proprio prodotto. Attualmente, solo negli Stati Uniti, se ne contano oltre duemila, tra le quali le maggiori testate internazionali: e in molti casi si tratta di esperimenti molto curati, sia sul piano dei contenuti che su quello delle soluzioni tecnologiche. Solo per citare alcuni esempi, segnaliamo il "New York Times" (http://www.nytimes.com), il prestigioso "Wall Street Journal" (http://www.wsj.com), la cui consultazione richiede un abbonamento annuale, il "Washington Post" (http://www.washingtonpost.com), "USA Today" (http://www.usatoday.com/).
Anche in Italia, superato un primo momento di diffidenza, si è verificata una grande corsa alla rete. Anzi si deve dire che il primo quotidiano in assoluto ad aver avuto una edizione elettronica completa è stato proprio una testata italiana, l'"Unione Sarda" (http://www.vol.it/UNIONE), presente in rete sin dal 1994. Nel giro di pochi anni molti altri grandi giornali nazionali hanno seguito l'esempio, creando versioni, talvolta complete, talaltra ridotte, della edizione su carta. Citando in ordine alfabetico, ne ricordiamo alcuni: "Avvenire", "Corriere della Sera", "Gazzetta dello Sport", "Il Giornale", "Il Giorno", "il manifesto", "Repubblica", "Il Sole 24 Ore", "La Stampa", "l'Unità". Fra i periodici invece, oltre a testate specialistiche e di settore, troviamo riviste quali "Espresso", "Panorama", "Famiglia Cristiana", "Internazionale".
In alcuni casi le edizioni telematiche sono delle esatte copie, liberamente disponibili, della versione cartacea. In altri casi, sulla rete sono disponibili solo alcuni articoli, mentre il resto del giornale è consultabile solo se si dispone di un apposito abbonamento (che comunque dà accesso a servizi aggiuntivi come le ricerche di archivio).

Le pubblicazioni nate per la rete
Se è vero che la rete potrà in un prossimo futuro dare luogo a una nuova forma di impresa editoriale, dotata di risvolti commerciali di primaria importanza, va anche detto che l'editoria elettronica in rete, proprio grazie all'abbattimento degli alti costi di produzione e distribuzione imposti dalla stampa, rappresenta un modo per dar voce a realtà sociali, politiche e culturali che avrebbero difficoltà ad emergere nel panorama editoriale tradizionale. La possibilità di raggiungere un grande pubblico con investimenti minimi ha infatti stimolato la nascita di periodici del tutto nuovi, nati esclusivamente o principalmente per la diffusione telematica.
Un altro settore che potrà trarre vantaggio dalla distribuzione telematica è l'editoria scientifica, ovvero tutte quelle pubblicazioni accademiche e specialistiche che si rivolgono a una utenza di ricercatori e studiosi. Internet, oltre a ridurre i i costi, risolve problemi come la velocità di circolazione e la necessità di una diffusione più ampia possibile, particolarmente sentite in questo ambito editoriale. Per questa ragione un numero crescente di pubblicazioni specializzate affiancano edizioni elettroniche alle tradizionali versioni stampate.
Esistono anche alcune riviste scientifiche italiane che sono nate esclusivamente sulla rete. Limitandoci al campo umanistico, segnaliamo per il livello scientifico e tecnico "Arachnion", una pubblicazione dedicata alla letteratura e alla storia antica, realizzata da un gruppo di studiosi dell'Università di Torino. L'indirizzo Web è http://www.cisi.unito.it/arachne/arachne.html. Dedicata agli studi di letteratura italiana contemporanea è invece la newsletter "Bollettino 900", curata da un gruppo di giovani ricercatori dell'Università di Bologna. Viene distribuita sia tramite posta elettronica sia su Web (all'indirizzo http://www.comune.bologna.it/iperbole/boll900/), e ospita interventi critici, polemiche culturali, articoli e saggi, recensioni e annunci di convegni: tutto ciò che costituisce il tradizionale armamentario dello studioso di letteratura.
Ovviamente le riviste e i periodici sulla rete non sono esclusivamente di tipo accademico. Una delle pubblicazioni digitali più note e seguite su World Wide Web è "HotWired", cugina elettronica della famosa "Wired", il mensile per eccellenza dei navigatori Internet. Il sito principale di "HotWired" è all'indirizzo http://www.hotwired.com. Ma in realtà il servizio si articola in una vera e propria famiglia di siti, che offrono articoli, interviste, notizie, racconti, insomma tutto quello che può esserci di interessante intorno al campo delle nuove tecnologie e dei loro effetti sociali e culturali. Oltre alla qualità dei contenuti, le pagine di "HotWired" sono un esempio avanzatissimo di integrazione multimediale, con immagini, animazioni e contributi sonori.
Tornando in Italia, vanno ricordate "Golem" (http://www.golem.iol.it/), una rivista on-line di attualità politica e culturale nata a inizio 1997, graficamente molto curata e alla quale collaborano autori di grande prestigio, a cominciare da Umberto Eco, e "Galileo" (http://www.galileonet.it/), uno degli esempi più avanzati di giornalismo scientifico nel nostro paese. Fra le presenze ormai storiche, "By The Wire" (http://www.inet.it/btw/home.html) è un attento osservatorio sulle innovazioni tecnologiche della rete. "Beta" (http://www.beta.it/) è una rivista tecnica che fornisce preziosi consigli sull'uso e sulla programmazione dei computer. "Delos" invece è una pubblicazione editorialmente molto curata e dedicata agli appassionati di fantascienza (l'indirizzo è http://www.fantascienza.com/delos/). Ricordiamo infine che ha affiancato alla edizione cartacea una edizione in rete anche la prestigiosa rivista dell'Istituto Gramsci "Studi Storici", (http://www.liberliber.it/biblioteca/testiinhtml/riviste/
studist/index.htm
), che affronta con rigoroso taglio scientifico importanti problemi storiografici.

Musei
Nel panorama della rete, accanto alle biblioteche, alle edicole e ai centri commerciali di vario tipo, si incontra anche un'altra importantissima tipologia di edifici virtuali: i musei e le gallerie d'arte. Le tecnologie telematiche e multimediali, infatti, si sono rivelate uno straordinario strumento di supporto alla esposizione dei beni artistici e architettonici, e alla divulgazione in campo artistico.
Internet permette a chiunque di visitare monumenti o di godere di opere senza spostarsi dalla scrivania di lavoro o di studio. Inoltre la interattività e la struttura ipertestuale di World Wide Web facilitano l'inserimento di ogni opera nel suo contesto storico, culturale e persino ambientale.
Su Web si possono trovare ormai moltissimi siti realizzati da musei (dai più piccoli ai più importanti del mondo), gallerie, o in generale dedicati ad artisti e a movimenti artistici.
Naturalmente non tutte le collezioni sono state messe per intero sulla rete. Infatti, come i testi, anche le immagini sono sottoposte ad una legislazione di tutela del copyright - che peraltro costituisce una delle maggiori fonti di introiti per gli stessi musei. E bisogna dire che non tutti i musei digitali presenti su Internet offrono un sufficiente livello qualitativo, anche dal punto di vista tecnico. Ma è innegabile che la diffusione dell'arte e della cultura costituirà nel prossimo futuro uno dei settori di maggiore rilievo della comunicazione telematica.
Il primo fra i grandi musei di fama mondiale ad affacciarsi su Internet è stato il Louvre di Parigi. Lo sviluppo del sito, il cui indirizzo è http://www.louvre.fr, è stato probabilmente accelerato dal successo riportato da Virtual Louvre, un ottimo sito non ufficiale che diffondeva le immagini di alcuni fra i capolavori del museo parigino (http://www.paris.org:80/Musees/Louvre). I dirigenti del Louvre, constatata l'efficacia promozionale che poteva derivare da Internet, hanno - poco generosamente - diffidato gli organizzatori del sito non ufficiale (ne è nata una fra le prime controversie sul diritto alla diffusione delle immagini in rete) ed hanno investito in questa nuova tecnologia, curando di mettere sotto copyright le immagini elettroniche utilizzate e realizzando una serie di mirror delle loro pagine.
Anche i Musei Vaticani hanno un loro sito Web, non ufficiale, all'indirizzo http://www.christusrex.org. Benché l'impostazione grafica lasci molto a desiderare e la gestione dei contenuti non vada al di là della mera classificazione delle opere a seconda della loro disposizione, la ricchezza di materiale è tale da lasciare in ogni caso soddisfatti. Circa 1.400 immagini di discreta qualità, divise in quattro gallerie. Una sui Musei Vaticani veri e propri, una sulla Cappella Sistina, una sulle Stanze di Raffaello ed una sulla Città del Vaticano.
La Galleria degli Uffizi (http://www.uffizi.firenze.it) ha un sito di buon livello, ma non ancora completo: nel momento in cui scriviamo sono presenti ventinove sale su quarantacinque, e di queste non tutte le opere sono disponibili. Anche qui le informazioni sulle opere sono scarsissime e certamente non tengono conto delle enormi potenzialità del mezzo. La cosa sicuramente più interessante della versione Web della galleria è la possibilità di visitare virtualmente alcune delle sale. La ricostruzione è stata effettuata in Quicktime VR: non si tratta di una vera ricostruzione 3D ma di qualcosa che ci si avvicina molto.
Sulla rete sono presenti anche molti altri grandi musei: ad esempio il MOMA (http://www.moma.org), il Metropolitan Museum di New York (http://www.metmuseum.org/), o il Prado di Madrid (http://www.mcu.es/prado/).
Tutti i siti che abbiamo elencato sono il corrispettivo telematico di musei reali (e da questo derivano anche i loro difetti, primo tra tutti il non essere stati progettati interamente in una logica adeguata per Web). Ma non mancano - come nel caso delle riviste elettroniche - iniziative nate interamente in rete e prive di qualsiasi corrispettivo nel mondo reale. Il Webmuseum è un esempio di museo nato solo nella rete. Il sito ha numerosi mirror in tutto il mondo; un indirizzo italiano molto veloce è http://www.vol.it/wm. Ci presenta una collezione di capolavori della pittura, raccolti da fonti diverse, in un impianto veramente ipertestuale. Se cercate un quadro di Cézanne, Kandinsky o Klee, questo è il posto giusto per trovarlo: tutte le immagini, infatti, sono disponibili in alta definizione e possono essere facilmente trasferite sul vostro computer.

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Ultimo aggiornamento 18/01/2005 13:45
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